A TU PER TU – Ylenia Maciucca, Master Majida

Disponibile e solare. Ylenia Maciucca, Master Majida Cosmetics, si presenta subito così. Ylenia è uno dei nomi nuovi tra le grandi del panorama Nails italiano, ma fin dai suoi esordi si è fatta conoscere e apprezzare non solo a Cisterna di Latina, il suo paese d’origine, ma in tutta la penisola. A soli 25 anni, infatti, è già titolare di un Nail Center e insegnante per Majida Cosmetics. The Nail Carpet ha avuto l’occasione di fare una chiacchierata con lei, per conoscerla meglio e scoprire com’è arrivata così lontano.

  • Com’è iniziato il tuo percorso nel mondo della ricostruzione unghie? Hai capito subito che questo sarebbe diventato il tuo lavoro?

Tutto è iniziato a maggio di 5 anni fa. Avevo appena fatto il test per entrare nella Facoltà di Psicologia, ma non ero stata ammessa, quindi stavo frequentando un’altra Facoltà. Sono andata avanti per circa quattro mesi e ho sostenuto due esami, ma ad un certo punto mi sono resa conto che volevo solo studiare Psicologia, o non avrei proseguito con l’Università. Ma io sono una che non sa stare senza far niente, quindi mia madre mi propose di frequentare un corso di ricostruzione unghie. Era un’idea che avevo già preso in considerazione in passato, perché mi divertivo a provare sulle mie unghie, ma solo pensando a questo mondo come un passatempo, non come una professione per il mio futuro. Infatti per i primi mesi è rimasto un hobby: facevo le unghie esclusivamente a me stessa, a mia madre e a una mia amica.

  • Fin da subito, però, è scattato qualcosa. Com’è andata dopo il primo corso?

A settembre dello stesso anno sono entrata in Psicologia, e a dicembre ho seguito il mio secondo corso. Ho frequentato il primo anno accademico fino alla fine, procedendo regolarmente con gli esami; allo stesso tempo, però, ho iniziato a lavorare. Il secondo anno di Psicologia, infatti, è andato avanti più lentamente, perché le persone che si affidavano a me per la cura delle proprie unghie diventavano sempre di più.

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Ylenia Maciucca

Poi, dopo una serie di corsi di formazione e diverse opportunità, ho avuto la possibilità di frequentare l’Accademia di León Cabriales. A quel punto ho messo me stessa e i miei genitori di fronte a un bivio: frequento l’Accademia, e se León, che per me è il migliore in assoluto, mi dice che ho la stoffa per poter diventare insegnante, io inizio a prendere in considerazione di poter rendere questo il mestiere della mia vita. Se invece León mi fa capire che questa non è la strada giusta per me, continuo a studiare per diventare psicoterapeuta infantile.

  • Non è stato un cammino semplice, quindi.

Dopo l’Accademia mi sono ritrovata di fronte a una scelta difficile, perché amavo entrambe le cose: la psicologia e la ricostruzione unghie. Solo dopo sono riuscita a prendere una decisione, con l’aiuto della mia psicoterapeuta, che mi fece una domanda che mi è rimasta impressa nel cervello: “Puoi vivere senza una delle due?” e lì capii che, no: senza le unghie non potevo vivere. Quindi, dopo aver ricevuto la proposta di diventare insegnante da parte di tre aziende, iniziai il mio percorso per diventare Istruttrice NeoNail, e passai l’esame per insegnare aerografia e ricostruzione unghie. In seguito, quando i due marchi si sono divisi, ho scelto Majida per continuare la mia carriera.

  • La tua è stata una scelta molto maturata, ma hai capito subito di voler diventare insegnante o lo hai realizzato solo con l’esperienza?

Come anticipavo prima, se non avessi avuto la certezza di poter diventare insegnante, non avrei mai rinunciato alla possibilità di diventare psicoterapeuta,. Io ho capito che questo sarebbe stato il lavoro della mia vita quando mi è stata data la possibilità di diventare Istruttrice. Se non avessi avuto l’occasione di insegnare, probabilmente non avrei mai fatto del mestiere dell’onicotecnica la mia professione, perché sono una persona molto molto ambiziosa e autocritica. Dovendo scegliere tra la psicoterapeuta e l’onicotecnica, molto probabilmente avrei optato per la prima, ma insegnare era il mio vero sogno.

  • Pensando al presente, questi sono giorni molto particolari per chi fa un lavoro come il tuo, sempre a contatto con il pubblico. Come stai vivendo questa quarantena?

Sono quattro settimane che manco dal negozio, e ci sono andata il meno possibile: solo una volta per prendere dei prodotti. E ho trattenuto a stento le lacrime, perché è il posto in cui metti tutta te stessa: per gli altri, per te, perché ci vivi tutto il giorno, perché oltre a darti da mangiare è difficile spiegare cos’è. È tutta la tua vita. Quindi starci lontana senza avere la possibilità di scegliere non ti fa sicuramente stare bene; però ti impegni a non pensare. Nel mio caso sto occupando tutte le giornate con dirette, step by step, mi sto esercitando tanto con la Nail Art, ho prenotato dei corsi da seguire. Sono una persona che non può stare ferma, quindi cerco di tenermi occupata per non pensare. È il consiglio che do a tutte le ragazze che mi scrivono: impegnate bene il vostro tempo, e vedrete che questa situazione surreale passerà in fretta.

  • Se potessi tornare indietro, cambieresti qualcosa del tuo percorso formativo e lavorativo?

No. Io non sono una di quelle persone che dice: “se tornassi indietro non lo farei”. No. Se tornassi indietro rifarei il liceo scientifico, se tornassi indietro rinizierei l’Università. Anzi, probabilmente mi laureerei; perché comunque al terzo anno mi sono fermata a metà del percorso, e ho scelto la cosa che amavo di più: insegnare. Forse eviterei qualche corso sbagliato; però sono dell’idea che ogni cosa, giusta o sbagliata che sia, bella o brutta, ti porta ad essere quella che sei. Quindi non cambierei niente.

  • Che consiglio dai alle ragazze che sognano di aprire il proprio salone?

Alle ragazze che sognano di aprire il proprio salone dico: è faticoso. Ad oggi, nel nostro Paese non c’è nessuno che ti aiuta, sicuramente non è tutto rose e fiori, ma ne vale la pena. Quindi, semplicemente, dico loro di non aspettarsi che ci sia qualcuno che le aiuterà, ma che tutto quello che faranno sarà per loro stesse, e un domani si sentiranno realizzate, e mettendo piede nel loro Nail Center vedranno quanto sono state grandi. Quindi il gioco vale sempre la candela.

  • E a chi invece vorrebbe diventare insegnante?

Per l’insegnamento, dico che un po’ ci devi nascere: non brava, ma insegnante. Il nostro settore è pieno di ragazze molto brave: la bravura è una di quelle cose che non si impara. A volte nasci brava, o diventi brava con tanto esercizio, ma devi esserci portata. Quello che intendo è che essere insegnanti significa saper mettere a disposizione del prossimo tutto il tuo sapere senza aspettarti nulla in cambio.

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Ylenia Maciucca

Significa non essere geloso del prossimo,  non essere egocentrico, megalomane, significa un completo mettersi in discussione, perché chi insegna, io naturalmente parlo della mia esperienza, continua a chiedersi: “Mi sarò spiegata bene? Mi avranno capito? Sarò abbastanza brava da poter trasmettere qualcosa?”. Per questo dico che essere insegnanti non è qualcosa che si impara. Certo, impari attraverso i tuoi errori, attraverso quello che hai visto fare dagli altri e non vuoi venga fatto alle tue allieve, ma non esiste un manuale per essere insegnante. Vieni proiettata in un mondo nuovo: ti viene spiegato cosa fare e dire durante i corsi, ma poi ogni corso è imprevedibile. 

  • Ogni corso è imprevedibile. Quindi ti è capitato di trovarti in difficoltà in alcune occasioni, come insegnante?

Ti racconto questo piccolo aneddoto. Era il mio primo corso: ero insegnante da appena una settimana, e stavo sostituendo una collega. Si trattava di un corso di aerografo, sicuramente un argomento tecnicamente non facile. Tre delle corsiste si sono ritrovate con l’aerografo rotto. Al tempo c’erano problemi con il distributore, e le ragazze naturalmente erano arrabbiate: avevano pagato tanto e si erano ritrovate con un prodotto già rotto. Io a quel punto, pur di poter svolgere la lezione, ho smontato e rimontato gli aerografi almeno 30 volte e da quei tre ne ho ricavato due utilizzabili, mentre a una delle ragazze ho prestato la mia pistola. In quell’occasione la tenacia mi ha permesso di andare avanti.  Io dentro di me avrei voluto mettermi a piangere e andarmene, ma sapevo che quelle ragazze avevano delle aspettative, quindi ho fatto di tutto per uscirne vincente e rendere felici le corsiste.

  • Sei stata molto lucida. Non ti sei lasciata prendere dal panico.

Per questo dico che insegnare è qualcosa che non si può spiegare. Quando io ho aperto il mio salone un mio amico mi ha detto: “Finalmente hai realizzato il sogno della tua vita” e io ho risposto: “No, il mio sogno più grande io lo realizzo fra una settimana”. Perché dopo una settimana sarei diventata insegnante. Per questo, secondo me, quando scegli di diventare insegnante lo devi sentire dal profondo del cuore: non devi guardare i soldi o la fama. Devi solo capire se tu lo sei veramente, dentro di te. Poi ci sarà chi ha bisogno di più tempo, chi un po’ di meno, perché magari non ha ancora le giuste basi o non è ancora abbastanza brava, ma insegnare è una vocazione.

Una vocazione diventata una solida realtà, quella di Ylenia Maciucca, che sicuramente continuerà a farsi strada puntando sempre più in alto e raggiungendo nuovi traguardi. Tante possono avere talento, poche una vera vocazione, ma sono ancora meno le ragazze che, come Ylenia, hanno la giusta ambizione e determinazione per tagliare il traguardo e realizzare i propri sogni.

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