Credenza diffusa e incubo delle onicotecniche. Quante volte vi è capitato di sentire: “Interrompo il trattamento (sia gel, acrilico o semipermanente) per qualche mese, così le unghie respirano un po’?”.
Il primo appuntamento con NailInfo, rubrica dedicata alla cura delle unghie, ha come obiettivo quello di sfatare un mito. No. Le unghie non respirano. L’unghia è una produzione cornea dell’epidermide. Un annesso cutaneo di forma convessa, posto sulla dorsale delle ultime falangi delle dita di mani e piedi. È composta da più strati: uno più interno e uno più superficiale, sul quale va a lavorare l’operatrice che esegue il trattamento.
La lamina ungueale, infatti, può essere considerata la base su cui lavora l’onicotecnica. È costituita da circa 150 strati di lamelle cornee, appiattite e compattate durante quello che viene definito processo di cheratinizzazione. Una buona operatrice nel preparare l’unghia al trattamento, e, di conseguenza, opacizzare la lamina, dovrebbe rimuoverne non più del 3%: o sia, eliminare lo strato lipidico dell’unghia.
Il letto ungueale, invece, è lo strato più interno dell’unghia: è la superficie su cui poggia la lamina (quella che, a volte, viene chiamata “carne viva”). Il letto ungueale presenta un colorito rosato perché è vascolarizzato: cioè provvisto di vasi sanguigni. Ecco quindi, svelata la chiave: tutto l’ossigeno necessario viene fornito dal flusso sanguigno, e non dall’esterno.
Le unghie, quindi, non respirano. La matrice, responsabile della crescita, acquisisce tutte le sostanze nutritive necessarie esclusivamente dal flusso sanguigno: non dall’aria o dall’esterno. Andare a “coprire” la lamina con uno smalto, che sia semplice o semipermanente, con un gel o un acrilico, non significa “soffocare” l’unghia, ma (sempre parlando di trattamenti effettuati correttamente) migliorarne l’aspetto.
